14 aprile 2026 ad Uras, 556 anni dopo

Quando la storia smette di stare sui libri e torna tra la gente

Ieri sera a Uras è successo qualcosa che somiglia molto all'idea di cultura che portiamo avanti con la Scuola del Popolo. Eravamo in quaranta, ma non per una lezione accademica. Non c’era la distanza tra chi "sa" e chi "ascolta". C’era, invece, il tentativo riuscito di riprendersi un pezzo di memoria collettiva: quella della Battaglia di Uras del 1470.

Vedere persone arrivare in sala indossando abiti medievali cuciti a mano da un’associazione locale non è stato solo un tocco di colore. È stato un segnale politico e culturale fortissimo: significa che quella storia non è un fossile, ma qualcosa che qualcuno ha deciso di "incarnare" e riportare nel presente.

La storia non si scrive solo nei palazzi

Spesso la storia della Sardegna ci è stata raccontata dall'alto, attraverso archivi polverosi e sguardi esterni. Ieri sera abbiamo ribaltato la prospettiva. Abbiamo fatto "storia dal basso", quella vera.

Ieri a Uras abbiamo visto all'opera la microstoria: quella che non si trova nei manuali ma che resiste nei racconti dei nonni, nelle leggende familiari, nel modo in cui una comunità decide di ricordare sé stessa.

Dai sotterranei al "fogadoni": i frammenti di una memoria viva

Il momento più intenso è stato il dialogo con la sala. È lì che la Battaglia è uscita dalle date per farsi attualità rivissuta nei ricordi dei presenti:

• nel ricordo di sotterranei e passaggi segreti che ancora correrebbero sotto le nostre strade, mappe invisibili trasmesse a voce.

• nel mistero del pozzo sotto la chiesa di San Salvatore, un luogo dove i tempi si sovrappongono.

• nel divieto quasi sacro di toccare la legna o la cenere de su fogadoni: un tabù che non ha bisogno di leggi scritte per restare vivo di generazione in generazione.

• Nel dettaglio, quasi cinematografico, dei cavalli ferrati al contrario per confondere gli Aragonesi. Un espediente che sa di ingegno popolare e di resistenza.

Questi sono solo degli esempi che comunque abbiamo registrato e che faranno parte di un’ulteriore iniziativa. Abbiamo scoperto che la figura di Eleonora d’Arborea, per la gente urese, non è una statua, ma una figura familiare ancora onnipresente: conosciuta anche da chi non ha studiato che ha animato i racconti degli anziani.

Abbiamo ragionato su “Sa cursa de su pannu” (iniziativa ad Uras durata per un breve periodo partendo dal 1987), distinguendo tra la leggenda (l'arrivo di Eleonora) e la radice storica reale le gare equestri della festa di Santa Maria Maddalena. È così che lavora la memoria popolare: prende un fatto vero, il legame profondo tra gli uresi e i loro cavalli, e lo veste di epica per proteggerlo dall'oblio.

Perché facciamo tutto questo?

La Scuola del Popolo nasce per questo: per ribadire che la conoscenza non è un titolo di studio, ma un bene comune. Ogni persona che ieri ha preso la parola ha portato una tessera di un mosaico che nessun esperto, da solo, potrebbe mai completare.

Come diceva Alessandro Portelli “La storia orale rivela e conserva desideri e sogni assenti negli archivi, aprendo prospettive soggettive sulla realtà" Ieri il nostro compito è stato quello di creare lo spazio perché questo potesse emergere.

Ringraziamo di cuore tutti i partecipanti, l'associazione che ha curato i costumi e chiunque abbia condiviso un frammento di memoria. 556 anni sono passati, ma ieri sera, a Uras, la storia era seduta accanto a noi.