Is Pistocaias de Uras

C’è un profumo che il tempo non può cancellare: quello dei pistocus appena sfornati, della legna del Monte Arci che arde e della "cappa" di zucchero stesa con cura.

Oggi vogliamo ricordare is pistocaias, le donne di Uras che fino agli anni ’60 hanno animato le feste della Sardegna con i loro dolci. Non erano solo artigiane; erano il motore di un’economia familiare fragile ma resiliente, donne coraggiose che si alzavano prima dell’alba per accendere i forni domestici.

La preparazione era un vero atto d'amore e fatica:

- L’impasto: Un’ora di lavorazione a mano in grandi conche di terracotta.

- Is pistoccus lisus: I biscotti di prima scelta, fatti solo con i tuorli e dalla forma rettangolare.

- La vestizione a festa: Dopo la cottura, venivano puliti uno ad uno con un panno bianco, ricoperti di glassa ("cappa") usando un ciuffo di penne di gallina e decorati con i variopinti traggere (diavoletti).

I nomi della memoria

Dobbiamo gratitudine a donne come Zia Cesaria Sessini, la decana, Assunta Soru, Rosa Piras, Battistina Biancu, Genesia Loi e Peppina Lasi. Le loro case, spesso situate in via Garibaldi, erano piccoli laboratori di vita dove il profumo del dolce si mescolava al calore del focolare.

Oggi di quel mondo restano rovine e ricordi, come il forno di ladiri di zia Battistina ormai invaso dall'erba.

Proprio per questo, accogliamo l'idea di celebrare questa "umile epopea": perché non dedicare una statua in pietra, all'ingresso del paese, a una pistoccaia a piedi scalzi con la corbula sul capo?

Sarebbe il giusto tributo al sacrificio e alla dignità della donna sarda, capace di trasformare farina e uova in speranza per la propria famiglia.