La crisi della diplomazia, oggi.

Pillole di filosofia

Negli ultimi mesi gli analisti internazionali osservano un fenomeno preciso: i leader parlano sempre più spesso direttamente tra loro (o, più spesso, l'uno contro l'altro davanti alle telecamere), bypassando i canali diplomatici tradizionali.

Le ambasciate si svuotano, i ministeri degli esteri perdono peso, le decisioni si concentrano in cerchie sempre più ristrette. Lo scontro Trump e Meloni con vari botta e risposta di questi giorni, ne sono un esempio plastico.

La riflessione del Prof. Maurizio Congiu che condividiamo oggi, portano questa inquietudine alle sue conseguenze più radicali: se l'interdipendenza economica diventa un'arma, se il diritto internazionale smette di funzionare come arbitro neutrale, cosa resta della mediazione tra Stati?

E i soldi investiti nella formazione dei diplomatici? Buttati a mare: "Vuoi mettere con una bella scazzotata virtuale tra leader, per di più in diretta?"

È una lettura forte, e la presentiamo come tale: un'interpretazione autorevole, non una fotografia neutra del presente. Ma la domanda che pone resta utile, ed è la stessa che la Scuola del Popolo si fa da sempre: "quando la mediazione tra i potenti si fragilizza, è la mediazione tra le persone nei territori, nelle comunità, nei circoli di studio, a restare un argine possibile alla deriva della democrazia?"

Ne parliamo insieme, come sempre, con il rigore di chi vuole capire prima di giudicare. Seguiamo il podacast del Prof. Maurizio Congiu, saranno quattro minuti del nostro tempo spesi bene.