LE MICROSTORIE CHE FANNO LA STORIA, A cura del Prof. Lorenzo Di Biase
Ci sono luoghi che portano addosso le cicatrici indelebili della Storia. Edifici apparentemente comuni che, dall'oggi al domani, si trasformano nel palcoscenico dei peggiori incubi dell'umanità. Il palazzo di via Tasso a Roma è uno di questi.
In questo nuovo appuntamento della nostra rubrica, analizziamo un filmato straordinario e doloroso che ci riporta nei mesi bui dell'occupazione nazista nella Capitale.
Nato come ufficio culturale, sotto il comando spietato di Herbert Kappler l'edificio venne trasformato nel quartier generale della polizia di sicurezza tedesca (SiPo e SD). Un luogo così blindato, impenetrabile e sinistro da diventare un simbolo di violenza inaccessibile perfino ai fascisti italiani.
I numeri e le storie che sono passati tra quelle mura mettono i brividi:
Circa 2.000 prigionieri (civili, partigiani, dissidenti).
Nessuna distinzione di genere: uomini e donne trattati con la medesima, scientifica crudeltà dalle SS.
Interrogatori brutali e torture prima di un destino quasi sempre segnato: il trasferimento in carcere, la deportazione nei campi di sterminio o la fucilazione alle Fosse Ardeatine.
Perché raccontare tutto questo? Perché la memoria ha bisogno di luoghi fisici per non sbiadire.
Oggi quel palazzo non spaventa più: è stato convertito nel Museo Storico della Liberazione, un presidio di libertà nato per preservare il ricordo di quelle atrocità e onorare chi ha pagato con la vita la nostra democrazia.
Le microstorie di chi ha sofferto in via Tasso hanno tracciato il solco della grande Storia d'Italia. Non dimenticarle è un nostro preciso dovere.
