Ho 33 anni, sono ingegnere. Lavoro in una società dello Stato. Ho turni in smart, da casa, davanti al computer con il quale a volte mi interfaccio – in riunioni – con colleghi anche di altre parti d’Italia.
Le mattine di lavoro in presenza prendo la metro, sempre affollatissima, scendo ed entro nel grande modernissimo palazzo della sede aziendale, timbro e vado al mio posto di lavoro, che non
è “il mio ufficio”, la” mia scrivania”. Non c’è niente di mio, è tutto uguale, vuoto, spersonalizzato. “Mio” – affidatomi dall’azienda ovvio- é solo il computer che va e viene con me in metropolitana.
Prima, quando ero collocata in altra sede, il giorno prima dovevo prenotare la scrivania. Non c’era un posto di lavoro fisso, c’erano colleghi diversi ogni volta. Ci si salutava, certo, a volte si riusciva
anche a parlare ma…io non sapevo niente di chi mi sedeva accanto, a volte neanche il nome. Adesso che sono in un open space modernissimo riesco, quando non sono in smart, a relazionarmi
con i colleghi del mio gruppo di lavoro, ma chi mi siede accanto non sa niente di me. Perfetti sconosciuti o conoscenti superficiali per…quanto? 35 anni di lavoro?
Elisa