Quale è la solitudine di cui ci vogliamo occupare? Chiariamo subito: non ci dedicheremo al momento magico della creatività che spesso nasce nella solitudine. La nostra attenzione sarà invece rivolta alla solitudine che segue la sconfitta, la perdita del lavoro o di una persona cara. Parleremo della solitudine di chi si sente inadeguato nella “società della performance”, come dicono Andrea Colamedici e Maura Gancitano nel loro libro che ha proprio questo titolo. Parleremo dello sconforto e della mancanza di senso quando si scopre che la vita fatta di sfrenata competizione fra i tanti è solo funzionale alla crescita del profitto per pochi. Parleremo dello sconforto in cui un lavoratore si rende conto di essere un semplice costo di produzione: da buttare via quando si trova qualcosa di più economico in un altro paese o attraverso le nuove tecnologie. Parleremo della solitudine dell’uomo consumatore, attore e spettatore allo stesso momento in un mondo virtuale costruito dai social, fatto di bolle isolate e trasparenti. Attraverso queste bolle possiamo vedere gli altri, ma senza avere alcun contatto, senza poter diventare mai “un noi” ma costretti sempre a tanti debolissimi “io”. In questo mondo di solitudini possiamo precipitare tutti, giovani o anziani, nella periferia della grande città o nel piccolo centro sperduto nella campagna. Parleremo di solitudine proponendo analisi, raccogliendo saggi e interventi dei vari studiosi, come ad esempio Noreena Hertz che considera questa “società liquida” descritta da Zygmunt Bauman, figlia del neoliberismo e della globalizzazione. Lo faremo perché vogliamo e dobbiamo rompere il silenzio che circonda questo argomento: prima di restarne travolti. Lo faremo con un approccio libero, come i coriandoli nel posarsi senza costrizioni seguendo il vento delle emozioni. Lo faremo forti delle esperienze di cinque anni della Scuola del Popolo durante i quali abbiamo contrastato la solitudine attraverso la cultura favorendo, costruendo e ricostruendo relazioni fra persone. Seguiteci
