dal Rapporto sulle relazioni sociali e solitudine nei paesi dell’OCSE
Nel nuovo rapporto OCSE (novembre 2025) c’è un capitolo che ha attratto la nostra attenzione: ha per titolo "Social connections across OECD countries."
Le conclusioni di questo capitolo sono semplici e inquietanti: nei Paesi più avanzati, le relazioni sociali si stanno sgretolando.
Non è solo una sensazione.
Le reti familiari si assottigliano, le amicizie diventano fragili, le comunità si rarefanno. Sempre più persone — giovani, adulti, anziani — dichiarano di sentirsi sole.
Una solitudine silenziosa, quotidiana, spesso invisibile.
E il digitale?
Un ponte prezioso, certo. Ma quando sostituisce l’incontro, invece di accompagnarlo, può diventare un confine sottile che separa più di quanto unisca.
L’OCSE, come già dichiarato dall'Organizzazione Mondiale per la Sanità, è chiarissima: la solitudine non è più un sentimento privato. È ormai un problema sanitario, sociale ed economico.
Incide sulla salute mentale, sulla produttività, sulla fiducia nelle istituzioni, sulla qualità della vita. La solitudine colpisce soprattutto chi ha meno risorse, chi vive in città frammentate, chi non ha reti di sostegno.
La conclusione del rapporto è una chiamata collettiva:
- le connessioni sociali sono una infrastruttura essenziale.
- Vanno curate, protette, costruite come fossero scuole o strade.
Perché senza legami, un Paese non cresce.
E una persona si spegne, anche in mezzo a milioni di altre.
Un altro piccolo coriandolo, per ricordarci che la solitudine non è un destino: è una responsabilità condivisa.
8 dicembre 2025