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Ci sono storie che non possiamo permetterci di ignorare. Storie che arrivano da lontano, ma che interpellano direttamente la nostra coscienza collettiva e il nostro concetto di umanità.
In Afghanistan, una ragazza di nome Nooria ha dovuto compiere una scelta estrema: vestirsi da uomo, cancellare la propria identità visibile, semplicemente per poter lavorare. Per poter sopravvivere. Scoperta dai talebani, è andata incontro a un destino terribile, che la brutalità di quel regime riserva a chiunque osi sfidare l'ordine patriarcale ed estremista.
Il poeta afghano Sayed Abutaleb Mozaffari ha raccolto il suo grido, trasformandolo in versi. Grazie alla mediazione culturale di un giovane immigrato afghano che li ha tradotti, queste parole sono giunte fino a noi.
Il risultato è un'elegia agghiacciante, un manifesto di straordinaria dignità e disperata ribellione che condividiamo oggi con tutta la comunità della Scuola del Popolo:
📖 NOORIA
Nooria è il mio nome, ma puoi chiamarmi Noor Ammad
Sono brava, ma tu puoi chiamarmi cattiva
Mi vesto da uomo per nascondere la mia tristezza
Chiamami infedele:
Secondo i vostri costumi e tradizioni
Sono uscita, in cento lingue, dalla tua religione
Vieni, e con la forza del fucile
canta la mia morte
Nel mio corpo han fatto il nido mille fate
Non temere
credimi dimora del diavolo e animali feroci
Ammazzami
secondo l’ordine del libro di cui sei possessore
Poi canta una o due sure sopra la mia tomba
Il destino delle donne, nella vostra terra, è morire amaramente
Ho superato il mio limite
Per dio, chiamami arrogante,
fai a pezzi il mio corpo
O poeta
canta un’elegia sulla mia tomba.
