Ferragosto. La festa della compagnia, delle tavolate, del “che fai oggi?”. Ma per chi è solo, questa giornata pesa ancora di più. Nella "società dell’iperconnessione" la solitudine trova nuovi alleati: basti pensare al “mukbang”, il fenomeno globale che trasforma la nostra stessa mancanza di convivialità in un prodotto da acquistare. Sono andato a riprendere questa suggestione in una pagina de “Il secolo della solitudine: L'importanza della comunità nell'economia e nella vita di tutti i giorni” di Noreena Hertz che a suo tempo mi colpì moltissimo. Infatti c’è chi paga per non mangiare da solo, guardando sconosciuti divorare montagne di cibo attraverso uno schermo. Un commensale virtuale che, per qualche minuto, dovrebbe riempire il vuoto del silenzio a tavola. Un paradosso dei nostri tempi: siamo più soli che mai e il mercato ci offre “compagnia in affitto”, moltiplicando i rimedi a pagamento per la solitudine che noi stessi abbiamo creato. Sul testo di Noreena Hertz leggiamo “Anche se può sembrare improbabile, è stata una tendenza in rapida crescita a livello globale nell’ultimo decennio, ed è sempre più popolare in Giappone, Malesia, Taiwan, India e Stati Uniti. Il pubblico è costituito prevalentemente da persone che vivono da sole. Stare davanti allo schermo del computer, con il mukbang che fa da “commensale” e “parla” con loro, allevia il loro senso di solitudine durante i pasti», dice Sojeong Park, un ricercatore dell’Università Nazionale di Seoul, coautore di un rapporto sul mukbang nel 2017…” Consumatori di assenza, spettatori paganti della nostra fame di umanità.
Buon ferragosto a tutti, comunque